Giornalismo e dintorni, per comunicare non basta soltanto saper scrivere

di Astolfo Perrongelli

Anche se certe critiche hanno una loro valenza, tanti si dimenticano che scrivere un articolo è un dono, non un dogma, un’apologia teocratica o una verità rivelata.

Non tutti sanno quanto lavoro ci sia dietro un pezzo, che sia di cronaca, politica oppure spettacolo o sport.

Dal carico emotivo alla conoscenza dell’argomento, la correzione, la scelta di parole, la verifica delle informazioni, la fruibilità dei contenuti, l’obiettivo, il tempo, nonché gli aspetti economici.

Alcuni critici sono tra i primi a cercare un pretesto per screditare un articolo leggendo soltanto le prime righe senza finire la lettura.

Bisogna tener conto anche all’educazione della persona, fattore che spesso nutre l’ignoranza.

L’ignoranza è anche la causa prima dell’intolleranza. Non conoscere la verità, ha fatto brancolare molti nel buio sotto il profilo intellettuale, morale e spirituale.

L’ignoranza attrae gli ignoranti. Essi o ci sono o ci fanno comunque non è un problema intellettivo, ma di scarsa umanità e stupidità.

Coloro che, apparentemente, fanno gli stupidi possono comportarsi anche da vittimisti, vivendo in una persistente e involontaria sfiducia verso le possibilità positive della vita e della comunicazione. A tal proposito bisognerebbe essere capaci di un minimo di autocritica, cosa che purtroppo non c’è, o al massimo è simulata.

La conoscenza e l’autorevolezza, su un determinato argomento, possono far tacere uno stupido. Inutile dibattere su argomenti controversi che possono irritare. E’ saggio non cadere nella malsana tentazione di dimostrare a tutti i costi di avere ragione. Essere gentili, cortesi ed educati serve a combattere le volgarità e la cattiva educazione.

 In genere il finto ignorante, quello che scarseggia nel finto comunicare, tende a confortare le conoscenza altrui superficializzandole.

Basta un niente affinché gli altri possano essere accusati di disinteresse, incomprensione e tradimento.

In tal senso l’ignorante (colui che fa finta di ignorare) crede di essere sempre e comunque la vittima innocente di potenziali carnefici. Da tale conflitto reagisce in modo da esplodere in esaltazioni drammatiche come sull’offesa subita, nonché della sua impotenza, del suo dolore, al fine di colpevolizzare non solo il colpevole o presunto tale, ma gli altri in generale, e, in modo assurdo, persino coloro che cercano di offrire il loro aiuto nella comunicazione.

Si deve stare attenti a non fare confusione tra ignoranza ed errore. Sono due cose diverse. L’ignoranza è mancanza di conoscenza, l’errore è falsa conoscenza.L’ignoranza è un’omissione, l’errore è un’azione. Nell’ignoranza non ci sono fatti, nell’errore sì. L’errore è peggiore dell’ignoranza. E’ pur vero che l’ignoranza porta quasi sempre all’errore. L’ignoranza è inevitabile, conoscere tutto è impossibile. L’uomo non finirà mai di imparare. (Eccl 3:11) Ignorabimus!