Turismo: puntare anche sugli italiani all’estero che tornano per visitare i parenti

di Paolo Pagliaro

Nei centri storici delle città d’arte la vita riprende solo all’imbrunire, con i riti giovanili della movida. Ma durante il giorno lo spettacolo è sconfortante, con i negozi deserti e i grandi alberghi sbarrati.

Ad oggi ha riaperto solo il 25% delle strutture alberghiere e di queste la metà nelle località di mare.  Confindustria Alberghi ha sondato le intenzioni dei suoi associati: solo il 20% ha detto che intende riaprire  da qui a fine giugno.

La domanda è debolissima e i costi per gestire la sicurezza anti covid sono significativi. E’ allarme rosso per i posti di lavoro, considerato che il 6% dell’occupazione italiana deriva dal settore turistico alberghiero.  
L’emergenza è condivisa da altri Paesi europei, in particolare Francia e Spagna, che hanno adottato misure eccezionali. Parigi ha varato un piano di 18 miliardi, che il primo ministro Philippe ha chiamato  piano Marshall per il turismo. Sul modello italiano, anche Madrid   ha previsto garanzie pubbliche,  agevolazioni tributarie e cassa integrazione.
Turismo e industria alberghiera sono tra le sei priorità del piano Colao, che indica nella rete della Farnesina una delle leve in grado si avviare il rilancio. 

 In effetti proprio il ministero degli Esteri sta da tempo lavorando su un target specifico che è quello degli italiani o dei loro discendenti che vivono all’estero, un bacino potenziale stimato tra i 60 e gli 80 milioni di persone. Il progetto che li riguarda si chiama “turismo delle radici”, è coordinato dall’ambasciatore Luigi Maria Vignali della  Direzione Generale per gli Italiani all’Estero,  e parte dalla constatazione che già oggi l’11 per cento dei turisti viene dalle Americhe in Italia per visitare parenti e amici.  L’obiettivo è di far crescere questo turismo affettivo, che l’anno scorso valeva più di 4 miliardi e che mai come quest’anno  potrebbe aiutare il Paese a ripartire.