La Cina abile a capire le priorità. L’Italia deve ripartire puntando sull’istruzione

di Lucia Pasqualini

Mia madre mi ha sempre incoraggiato a trarre ispirazione ed imparare dalle persone più capaci e competenti di me, osservandole con ammirazione e portandogli rispetto, con l’obiettivo di migliorarmi sempre.

Negli anni, ho avuto la fortuna di conoscere popoli e culture diverse che mi hanno aperto la mente.

L’evoluzione è sempre frutto del confronto e della conoscenza del diverso.
Del Paese in cui vivo ora, la Cina, apprezzo la capacità di sapere stabilire le priorità nel lungo e nel breve-medio periodo.
Le priorità del lungo periodo sono verticali e procedono per ordine numerico perché richiedono risorse finanziarie ingenti, capacità di programmazione e tempo per raggiungere un risultato. Le priorità del breve-medio periodo sono orizzontali e possono essere realizzate contemporaneamente. Tuttavia, sono le priorità di lungo periodo che definiscono il futuro ed il progresso di una società.
Quando 40 anni fa Deng Xiaoping annunciò il programma di apertura e riforme, la sua priorità era la modernizzazione del sistema di istruzione attraverso una selezione meritocratica della classe insegnante. Nella sua prima visita negli Stati Uniti, nel gennaio del 1979, il suo obiettivo principale era quello di ottenere circa 700 borse di studio, fino ad un massimo di 19.000 in 5 anni, per studenti cinesi che potessero andare a studiare materie scientifiche e tecniche nelle migliori Università americane. Deng era consapevole che per ricostruire il Paese, un Paese sull’orlo del collasso, la Cina avesse bisogno di laureati qualificati e che il progresso scientifico fosse il fattore cruciale.
Alla fine della Seconda guerra mondiale, il Senatore James W. Fulbright fu l’artefice del programma di borse di studio più famoso al mondo, ben conscio che la ricostruzione dell’Europa sarebbe potuta avvenire favorendo la costituzione di una classe dirigente competente e preparata.
In un’epoca di profondi cambiamenti, la priorità principale di lungo periodo è sempre la riforma della scuola attraverso l’aggiornamento dei programmi scolastici e della didattica, la formazione e la valorizzazione del ruolo degli insegnanti. Il mondo dell’impresa non può affrontare un mercato globale senza risorse umane competenti ed aggiornate. L’economia del presente e del futuro è un’economia digitale. Occorre che gli studenti possano apprendere i nuovi linguaggi digitali, parlare fluentemente l’inglese ed acquisire tutte quelle competenze richieste dal mondo del lavoro.
Per costruire il nostro futuro, e quello dei nostri figli, la priorità è una sola: la modernizzazione del sistema di istruzione. Tutte le altre priorità sono orizzontali ed il loro grado di realizzazione dipende da quanti ingegneri informatici, dirigenti pubblici e privati, imprenditori, insegnanti, e tutte le altre figure professionali, qualificate e moralmente integre, siamo in grado di formare.