Un ruolo pubblico per il principe Emanuele: sarà la spina nel fianco dei sovranisti?

di Antonio De Rose

La (ri)discesa in campo di Emanuele Filiberto di Savoia, nipote dell’ultimo re d’Italia, Umberto II, è stata criticata autorevolmente nei giorni scorsi.

Il video apparso sulla pagina Facebook dell’ex finanziere ginevrino è in effetti la brutta copia di Silvio Berlusconi, che il 26 gennaio 1994 svecchiò il canone della comunicazione politica

italiana: dal celebre studio di Macherio, il fondatore della holding Fininvest dichiarò amore per l’Italia e passione per la libertà.

Rassegnando le dimissioni dal gruppo del biscione, Berlusconi “vendeva” ad un elettorato liquefatto da Tangentopoli, egemonizzato culturalmente dalla televisione commerciale, il compimento di una scelta di vita; un sacrificio in nome dei principi democratici occidentali, presidiati per quarant’anni da democristiani e laico-socialisti. Forza Italia, con persone nuove della scena politica, avrebbe sventato l’ascesa dei “comunisti” nel periodo postdiluviano che va sotto il nome di Seconda Repubblica.

Dopo la grande recessione verificatasi tra il 2007 ed il 2013, l’Italia del 2020 rasenta nuovamente il baratro. La pandemia di Covid-19 accelera il declino economico dell’ottava potenza mondiale. Il governo si aggrappa all’Europa per rilanciare la produzione depressa dal lockdown. Nel vuoto della politica, povera di idee, logorata dalla propaganda antipartitica dei populisti, dilaga la tecnocrazia: dalle task-force ai comitati scientifici ai meccanismi europei per la stabilità finanziaria.

L’annuncio di Emanuele Filiberto, in questo contesto, sembrerebbe un film già visto. PIÙ Italia invece di Forza Italia. L’amore che spinge un personaggio televisivo, star dei reality con una notevole ascendenza, ad occuparsi della cosa pubblica: “è il tempo dell’amore”, “ho sempre amato il mio paese, fin da piccolo” e “Mi son deciso a fare qualcosa di concreto per la nostra Italia”.

Questo qualcosa, per adesso, è un think tank che coinvolge “donne e uomini esperti nelle tante competenze che l’Italia sa esprimere”. Non è retorico. Il primo webinar indetto per lanciare PIÙ Italia, moderato dal prorettore del Politecnico di Milano, prof. Giuliano Noci, ha messo a confronto accademici, giovani industriali, manager, banchieri e scrittori di grande momento per “inquadrare le opportunità che l’Italia potrà avere nell’affrontare questo tipo di crisi”.

Se il nemico additato da Berlusconi negli anni Novanta erano i comunisti, il rampollo di casa Savoia si adegua, almeno nel video promozionale stroncato dal pubblicitario Luciano Nardi, al clima degli anni Venti del nuovo secolo: avversaria del suo movimento è la politica tout-court, rea di aver cancellato il futuro nel quale Emanuele Filiberto vorrebbe condurre l’Italia. Circondandosi di persone competenti e titolari di interessi significativi come quelli rappresentati nella prima di quattro conferenze web che si svolgeranno durante l’estate, migliorando magari lo stile comunicativo, il “principe” potrebbe anche rivelarsi una spina nel fianco della coalizione di centrodestra, in particolare dei sovranisti Salvini e Meloni. Vedremo se Emanuele Filiberto sarà solo un epigono di Berlusconi o se riuscirà ad acquisire un ruolo direttivo nel Paese che fino al 2002 vietava l’ingresso ai discendenti maschi e l’esercizio dei diritti politici a tutti i membri della sua famiglia.