Feltri e la retorica meridionalista che fa male al mezzogiorno

di Paolo Palma

Meridionali inferiori. Vittorio Feltri ne ha sparata un’altra delle sue, in combutta televisiva con un giornalista ipocrita che ha fatto finta di prendere le distanze dal “direttore”. È giusto che ora se la vedano con

gli organi di giustizia interna dell’Ordine dei Giornalisti e anche con la magistratura italiana che numerosi cittadini hanno adito ipotizzando l’istigazione all’odio razziale. Non so dire se il Feltri abbia commesso un reato, ma se venisse sanzionato insieme al suo manutengolo non mi dispiacerebbe: come cittadino italiano, come calabrese e come giornalista.A pensarci bene però le parole di Feltri non sono soltanto odiose. Sono soprattutto dannose; stanno facendo emergere infatti una retorica meridionalistica senza né capo né coda.

Tutti si sentono in dovere di rispondere al barbaro; ed è ormai una gara a chi dipinge l’amato Mezzogiorno con i colori più brillanti. I più grandi filosofi e poeti? I cibi e i vini più buoni? I paesaggi più belli? I sentimenti più nobili? I monumenti più antichi e prestigiosi? Al Sud, al Sud, tutto al Sud esclama entusiasta il coro, e giù con le eccellenze, da Pitagora a Benedetto Croce, dalla reggia di Caserta al chilometro più bello d’Italia, dalla pizza agli arancini di Montalbano. I soliti buontemponi hanno poi rilanciato il loro … ronzino di battaglia: non compriamo più prodotti del Nord, consumiamo soltanto quel che produce il Sud. Un giovane attore siciliano, peraltro bravo e simpatico, ha finanche opposto alle ingiurie di Feltri il meraviglioso Regno delle Due Sicilie con relativa sentenza “storica”: è l’unità d’Italia che ha prodotto la “questione meridionale”. Sentenza falsa, come sanno gli storici, i quali semmai ricordano che all’unità d’Italia si deve la nascita del pensiero meridionalista con le opere pubblicate, nei primi anni del giovane Stato unitario, dal napoletano Pasquale Villari e dai toscani Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino.Feltri insomma ha compattato il Sud facendo insorgere quali suoi eroi vendicatori anche coloro che il Sud hanno contribuito a devastare con la malapolitica, la malasanità, il malaffare e i tanti altri “mala” che ben conosciamo. Ma siamo onesti! Le classi dirigenti leghiste della Lombardia si sono dimostrate certamente incapaci oltre che opache e maneggione. Ma se la pandemia avesse colpito con la stessa virulenza le regioni meridionali come sarebbe andata a finire? La sanità pubblica calabrese è un modello di efficienza? I filtri delle strutture territoriali funzionano? Non abbiamo chiuso anche al Sud decine e decine di ospedali? Non è stata favorita anche da noi la sanità privata? Le nostre Rsa sono esempi di solerzia e trasparenza?E allora: mandiamo a quel paese Feltri e il suo manutengolo, ma non facciamo il gioco né di Feltri e dei suoi sodali politici, né di chi non ha titoli per difendere un Mezzogiorno che ha contribuito invece a devastare. Non cadiamo nella trappola di chi vuole un’Italia lacerata. Alle loro sciocchezze rispondiamo con superiorità morale bevendo un buon vino di Franciacorta e mangiando l’intramontabile risotto alla milanese. Nei giorni scorsi la sindaca di Isola Capo Rizzuto, centro-sinistra, ha regalato 2000 mascherine al comune di Viadana, in provincia di Mantova, sindaco leghista. Un piccolo/grande gesto. La strada è questa, l’Italia è una. A Bergamo e Codogno, simboli della tragedia coronavirus, ci sono nostri fratelli. E dello scriteriato bergamasco, chissenefrega.