In videoconferenza è difficile fare politica: si tratta meglio di persona

di Paolo Pagliaro

La politica è fatta anche di compromessi e un compromesso si negozia meglio a quattr’occhi.

Per questo le riunioni in videoconferenza sono poco adatte alla politica. Lo ha detto Michael Clauss, ambasciatore tedesco presso l’Unione Europea. Il diplomatico ha osservato che negli incontri virtuali non c’è riservatezza, non sai mai chi c’è e chi no, non ci sono le traduzioni, dunque per lo più si leggono dei testi preparati prima. Non c’è interazione. La politica in modalità skype o zoom rischia di compromettere l’efficienza della presidenza tedesca dell’Unione europea, che la Germania attende da tredici anni e che durerà dal primo luglio al 31 dicembre prossimi. L’ambasciatore dà per scontato che anche nella seconda metà dell’anno saranno impossibili gli incontri fisici tra capi di stato, diplomatici e funzionari dei 27 paesi membri dell’unione. Ci sarà qualche eccezione, ma normalmente ci si vedrà in videoconferenza. Secondo Clauss l’efficienza della riunioni on line è del 20 per cento rispetto a quelle dove le persone sono fisicamente presenti.Un altro problema che difficilmente può essere risolto prima che inizi la presidenza tedesca è la vulnerabilità delle reti attraverso cui si collegano i capi di stato o i ministri. Le sessioni video si svolgono su linee aperte, ogni stato ha il proprio approccio tecnologico, manca una piattaforma unica. Difficile difendersi dagli hacker.
Nonostante tutti questi limiti (molti dei quali ben noti a milioni di studenti e professori protagonisti della cosiddetta scuola a distanza) non è ancora chiaro quanto sia preferibile che Merkel, Macron e Conte si vedano prossimamente di persona a Bruxelles. Sul fronte del coronavirus il Belgio registra infatti uno dei più alti tassi di infezione e mortalità in Europa.