Il decreto Rilancio e la semplificazione burocratica nelle opere pubbliche

di Letterio Licordari

La necessità e, per molti versi, la fretta di ripartire, può generare un insieme di problematiche che, nel tempo, al pari dell’immobilismo e delle decisioni di “non decidere” del recente passato, potrebbero arrecare ulteriori danni sociali.

Quando si parla di appalti e semplificazione si è portati immediatamente ad associare a questi termini la corruzione, la malapolitica, la mafia, palesemente influenzati da fatti di cronaca che nel corso degli anni, malgrado le normative e le misure sanzionatorie, hanno registrato un crescendo rossiniano.

E’ innegabile che il problema, alla luce della crisi in ogni comparto e dei lavori pubblici in particolare legata alla pandemia, debba trovare comunque una ragionata regimentazione, anche perché – almeno in Italia – il peso delle criticità è in buona parte frutto di quel “non decidere” che, comunque, rappresenta una soluzione gattopardesca e di comodo per il “circotogni” del malaffare e della corruzione. Il permanere di un oggettivo stato di emergenza almeno sino a fine anno non potrà che portare all’avvio di una serie di iniziative per la semplificazione e per la riduzione dei tempi di verifica dei requisiti necessari riguardanti le imprese che partecipano alle gare d’appalto. La sanità, le scuole, la rete viaria, quella ferroviaria e tanti altri settori necessitano di interventi con le trasfusioni di sangue del gruppo “UE”, che sono anche onerose ma sono logicamente finalizzate. Il problema più spinoso è costituito dalle certificazioni antimafia, che non sono aggiornate “in tempo reale” e che spesso non sono incrociate, per via di sofisticate matrioske finanziarie, con la riconducibilità a soggetti beatificati o in via di beatificazione e potrebbe non bastare la digitalizzazione delle gare per evitare che si ingenerino reiterazioni gestionali del passato e del presente nei comparti “caldi”, i cui contratti registrano cifre accompagnate da molti zeri.

Per questi ultimi (anche se quelli di minore entità non meritano di essere trascurati, tutt’altro) non ha trovato piena applicazione la riforma del Codice dei Contratti, vale a dire il Decreto Legislativo n. 50 del 18 aprile 2016 (governo Renzi), che pur era nato sotto i migliori auspici per quanto attiene alla semplificazione, a cominciare dal testo snello e ai contenuti decisamente graditi (per più motivi) all’imprenditoria del Paese. Ma quel D.Lgs. si è rivelato un’incompiuta in quanto i pertinenti provvedimenti attuativi e il recepimento delle linee-guida dell’ANAC hanno, di fatto, lasciato pressoché inalterato il modus operandi pregresso confermando quanto, in Italia, non si sia preparati (o non si voglia esserlo) nel gestire i cambiamenti. Eppure tutti i governi degli ultimi lustri hanno sempre sottolineato le difficoltà burocratiche e la necessità di semplificare. Si pensi che nell’ultimo report di Doing Business, pubblicato dalla Banca Mondiale, l’Italia è al 58° posto nella classifica mondiale sulla “facilità nel fare impresa”, preceduta da Kenya e Kosovo. Quel D.Lgs. è stato comunque oggetto di modifiche, più di recente con il “Decreto Sblocca Cantieri” che si è configurato, per motivi di emergenza, come una bozza di piano “anti-burocrazia” che avrebbe interessato il cosiddetto “Decreto Rilancio” di cui al D.L. 34/2020 ma che dovrà in ogni caso essere oggetto e parte sostanziale del “Decreto Semplificazioni”.

Ancora una volta, però, il rischio sarebbe quello di mutuare il cosiddetto “Modello Genova” o “Modello Polcevera” per il Ponte Morandi, che ha previsto una sospensione di due anni del Codice dei Contratti e il ricorso alle figure commissariali per le OO.PP. rilevanti, ma le problematiche, come evidenziato all’inizio di questo articolo, sono numerose e complesse, riferite soprattutto alle stazioni appaltanti e al partenariato pubblico-privato, con un occhio che dovrebbe essere più attento ai fenomeni di riciclaggio e di tracciabilità dei flussi finanziari. Ed è per questo motivo che dovrà presiedere il buonsenso: semplificazione si, ma superando tutta quella congerie di omissioni e superficialità (compresa la sicurezza) che vanno spesso a braccetto con le inchieste della Procura e che non tutelano le Imprese caratterizzate da serietà e competenza, quelle – beninteso – che subiscono anche danni nei loro cantieri per non pagare pizzi e merletti. Ripartire significa partire nuovamente, anche se l’ultima vera ripartenza risale all’ultimo dopoguerra.