Pillole di storia sulla brutta Cosenza e qualche idea per il riequilibrio a sud

di Paolo Palma

A volte un bravo giornalista è più bravo di un grande urbanista a far capire i complessi problemi dello sviluppo di una città.

È il caso di Gianfranco Pintore (1939-2012) che nel febbraio del 1971, scrisse su “ABC”: «Cosenza, contrariamente a quanto sarebbe stato logico, si è estesa solamente verso il Nord, isolando il Centro Storico. Per cui questa è diventata una ben singolare città, con il Centro in periferia. […] Definire speculazione ciò che è stato fatto della città di Cosenza è una gentilezza non dovuta. C’è una città, preromana, normanna, sveva, al di qua dei fiumi Crati e Busento. Al di là c’è una “roba”, un ammasso di cemento impastato di parassitismo e di speculazione». Parole semplici, chiare e anche sorprendenti, se si pensa che Pintore le scrisse 50 anni fa, che fotografavano la ricostruzione post-bellica. Parole prive del latinorum tecnico che tende spesso a nascondere la realtà, come sta avvenendo per il dibattito sulla rinascita di Cosenza Vecchia, in cui alcuni discettano senza voler fare però i conti con la storia.

Vi ho partecipato anch’io di recente, sul “Quotidiano del Sud”, e sono incorso in una risposta cortese, ma piccata, da parte di Empio Malara, illustre architetto cosentino trapiantato a Milano, che a metà degli anni ’60 collaborò con l’ing. Marcello Vittorini, uno dei più grandi urbanisti italiani, alla elaborazione del Piano Regolatore Generale di Cosenza approvato nel 1972. Malara forse non ha gradito che, a proposito dell’abnorme sviluppo di Cosenza verso Nord, io abbia scritto: «Vasti appezzamenti, per molte decine di ettari, furono sottratti a una fiorente agricoltura intensiva per essere “sacrificati” sull’altare della grande speculazione edilizia con la copertura ideologica, certamente in buona fede ma dagli effetti deleteri per Cosenza, delle nuove teorie urbanistiche degli assi attrezzati […], culminate nel piano regolatore Vittorini».

Chissà che non mi sia spiegato bene. Propongo perciò qualche altra pillola di storia. Prima del piano Vittorini, Cosenza ha avuto altri due piani regolatori, quello dell’ing. Camposano (1913), che faceva perno sullo sviluppo della spianata del Carmine, e quello dell’ing. Gualano del 1936, quando contava 40.000 abitanti, che prevedeva lo sviluppo a Nord fino all’attuale piazza Europa e però abortito per la guerra. Entrambi disattenti sul recupero del centro storico e sul suo ruolo nella città e nel territorio. Un terzo piano, quello dell’ing. Tavolaro, fu approvato nel 1949 dal Consiglio Comunale ma poi, scrive Enzo Stancati nella monumentale Cosenza nei suoi quartieri, «si smarrì nei meandri della burocrazia» e non ebbe mai il necessario placet ministeriale. Anche il Tavolaro prevedeva un esclusivo sviluppo a Nord, fino al torrente Campagnano. È facile pertanto capire che la tumultuosa crescita urbana del dopoguerra, in assenza di un piano regolatore vincolante, avvenne in modo caotico, in balia della sola logica speculativa.

Ecco pertanto, che quando il bravo giornalista scrisse l’articolo di cui sopra, i danni alla città vecchia sempre più abbandonata erano già notevoli. Sarebbe stato ancora possibile rimediare, riequilibrando a Sud la corsa esclusiva verso Nord della Cosenza “lineare” che nel ‘65 Francesco Martorelli, allora giovane consigliere comunale del Pci, aveva definito «la città più brutta d’Europa» dal punto di vista urbanistico. E invece non si intervenne in questa direzione. Anzi, sventolando le moderne teorie urbanistiche degli “assi attrezzati”, il piano Vittorini benedì il caotico “spaghetto” speculativo. Oggi la situazione è vieppiù compromessa, naturalmente, ma sono ancora possibili interventi di “riequilibrio a Sud” che possono dar vita a un’area urbana vasta “circolare”, rispettosa della storia di Cosenza, e quindi benefica per la città antica, ricordando che nello stesso cerchio di raggio che va dalla confluenza Crati-Busento a Quattromiglia sono compresi ben 25 Comuni, tutti a meno di venti minuti dal baricentro cittadino. È la battaglia aperta dal Libro bianco su Cosenza Vecchia della Associazione Dossetti e proseguita insieme a “Prima che tutto crolli”. Per vincerla occorrono una forte volontà politica e tante realizzazioni, per le quali non bastano certo i pur benvenuti 90 milioni del CIPE. Perseguirebbero certamente questo fine l’utilizzazione, come metropolitana, del tratto Casali-Vaglio Lise delle Ferrovie della Calabria e l’attuazione dell’ormai antico progetto di collegamento stradale Casali – Colle Guarassano – Svincolo autostradale a Sud (all’altezza di Laurignano).  Due opere decisive per il “riequilibrio a Sud”, che richiede però un’opera altrettanto propedeutica, per quanto immateriale: fare umilmente i conti con la storia.