Il mondo dell’intrattenimento nel post pandemia; proposte per la ripresa

di Nicoletta Toselli

Il focus sulle riaperture post COVID-19 vede il mondo dell’ intrattenimento in grande  difficoltà.

Non è difficile spiegarne le motivazioni, le conseguenze non possono che essere lo stop alle attività e alla crescita: è una delle crisi peggiori di sempre per il settore.

I lavoratori del mondo dello spettacolo hanno fatto di una grande  passione un “mestiere” , che sia il teatro, la danza o la musica, nella piena convinzione che l’arte, in tutte le sue forme, arricchisce la vita delle persone. Il loro è un comparto in grande affanno, come, naturalmente, quello della maggior parte dei lavoratori, ma con alcune considerazioni e peculiarità importanti di cui non si può non tenere conto.

La prima riflessione è che si è presa l’abitudine di vedere i contenuti da casa e i luoghi di lavoro sono stati tra i primi a chiudere e sono o saranno tra gli ultimi a riaprire, ma non basta tutto questo, bisognerà ri-fidelizzare un pubblico che ha paura del contagio, un timore reale e tangibile che sicuramente però piano piano perderà vigore.

È emersa tutta la fragilità del settore dello spettacolo: cinematografia, musica, danza, teatro, e di tutti coloro che ne sono “attori”, come gli attori (nel senso vero del termine), registi, tecnici, e via discorrendo, uffici stampa e comunicazione compresi e, naturalmente, tutto l’indotto.

La pandemia COVID-19 non è, tuttora, solo una grande minaccia per la salute pubblica ma ha messo in ginocchio, con un effetto domino, ogni forma di attività che ora va rimodulata e ricostruita in ogni continente. Per cercare di arginare la diffusione della malattia, cinema, teatri e luoghi pubblici hanno dovuto chiudere e annullare spettacoli senza sapere quando e come riprendere, di conseguenza molte persone si sono rivolte all’home entertainment durante i periodi di isolamento sanitario.

Addirittura un sondaggio di aprile 2020 negli Stati Uniti ha rivelato che il 19% degli intervistati ha dichiarato di aspettarsi di spendere di più in videogiochi a causa del coronavirus e del momento che stiamo vivendo. Diverse produzioni sono state interrotte e rimandate a data da destinarsi: la Disney, ad esempio, ha stoppato varie pellicole tra cui Peter Pan, Wendy e La Sirenetta.

Nonostante i picchi di nuovi utenti registrati (le scuse per l’uso del “picco” sono richieste), famose piattaforme durante il lockdown hanno subito un notevole rallentamento, e anche  serie TV  molto seguite di Netflix e di Amazon sono state sospese .

Questo potrebbe portare alla mancanza di nuovi prodotti e a puntare sui grandi successi del passato trasmessi in replica. Riprogrammazione di tutte le scadenze dell’industria cinematografica: dalle date d’uscita dei film alle nuove produzioni, la nuova problematica da affrontare è quella di creare modalità di produrre rispettando nuove  normative e criticità annesse.

A rischio anche i parchi a tema e gli spettacoli dal vivo, come le opere teatrali, i concerti e lo sport, che sono in fase di stallo. Un esempio globale su tutti: per le Olimpiadi di Tokyo 2020 e gli Europei di calcio se ne parlerà nel 2021.

I  teatri italiani (già in gran parte in “sofferenza”) sono in perdita, con un calo complessivo di quasi 15 milioni di euro tra La Scala di Milano, La Fenice di Venezia, L’Opera di Roma e il Regio di Torino, solo alcuni esempi fra i tanti, ma anche Broadway lamenta perdite molto significative.

Le piccole realtà, probabilmente abituate a far fronte a situazioni di crisi anche prima dell’emergenza, reagiranno forse meglio allo tsunami che si è abbattuto su di loro, abituate a utilizzare risorse diverse rispetto ai colossi dell’intrattenimento, e potrebbero – almeno in teoria – avere una marcia in più.

Le principali associazioni che rappresentano concerti, case discografiche ed editori musicali  hanno presentato al premier un decalogo per tamponare il danno complessivo stimato in 600 milioni di euro. Lo stop ha inciso inevitabilmente sulle trasmissioni, sulle sponsorizzazioni e sulle partnership pubblicitarie, senza parlare delle perdite legate agli enormi investimenti pubblicitari riferiti a tanti di questi eventi.

Nonostante queste premesse, il settore ha però iniziato a reagire da tempo. Le possibili soluzioni per risollevarsi le forniscono, ad esempio, alcune grandi case produttrici che provano a distribuire i propri film attraverso piattaforme di streaming.

Una delle soluzioni più interessanti da tenere presente  è stato Trolls Word Tour, che è risultato essere il più grande debutto streaming di tutti i tempi. I risultati ottenuti non sono di certo paragonabili ai Box Office in sala, ma ha rappresentato una possibile risposta  alla situazione attuale.

Anche Disney si prepara a far debuttare sulla propria piattaforma di streaming il film “Artemis Fowl”, che era previsto nelle sale per fine maggio.

Un’altra possibile soluzione proposta sembra essere la riapertura dei drive-in, per garantire l’accesso a film e spettacoli dal vivo in totale sicurezza post COVID-19.

Proprio questo è l’intento di “Live Drive-In”, progetto italiano che sta riscuotendo grande successo e approvazione in diverse città italiane. Trasformare ampi luoghi con  mega schermi e palcoscenici che possano regalare l’esperienza di un evento dal vivo e che sembra avere il favore degli addetti ai lavori.

Per sopperire alla cancellazione dei concerti e mantenere il contatto con il pubblico, diversi artisti hanno e stanno  organizzando eventi live sui propri social. Una delle migliori alternative alle performance live è stata quella di Fortinite, in cui 12 milioni di utenti hanno assistito al concerto del rapper Trevis Scott. L’evento ha riscosso un enorme successo e ha dimostrato ancora una volta come il mondo del gaming possa dimostrarsi fonte d’innovazione e sperimentazione.

In assenza di una chiara indicazione legislativa richiesta da più parti del settore, per ora  si ricomincia, se non intervengono nuove disposizioni,  il 15 giugno, che potremmo avere 1000 spettatori per gli spettacoli all’aperto e 200 per quelli al chiuso, distanza sanitaria tra gli artisti, misurazione della temperatura (lavoratori artisti e pubblico) inferiore ai canonici 37,5°, utilizzo di mascherine, sanificazione degli ambienti, adeguata areazione, possibilità di accesso alla disinfestazione per le mani, limitazione all’utilizzo dei contanti, vendita biglietti on-line e, dulcis in fundo, nessuna possibilità di vendere bevande e alimenti durante i concerti, né di consumarli.

In queste condizioni quasi proibitive bisogna praticamente  reinventare il senso della performance. La ripresa passa attraverso il territorio, la collaborazione e i finanziamenti che sono le parole chiave per una soluzione ottimale. Se problemi del genere esistevano anche prima dell’emergenza, le criticità profonde all’interno dell’industria dello spettacolo si sono maggiormente evidenziate con la pandemia. Un’occasione d’oro per svecchiare, per aggiornare approfittando della tecnologia in un sistema di interconnessioni che si intrecciano con il territorio spaziando fra i finanziamenti europei e regionali, fino alle opportunità che offrono Enti e Istituzioni. Altra soluzione si è tentata attraverso una risposta dai social: moltissimi artisti per mantenere il contatto con il proprio pubblico hanno regalato vere e proprie esibizioni ad alto livello qualitativo, ma è stata anche la manifestazione della voglia di comunicare il momento vissuto.

Tantissime anche le iniziative di associazioni del settore: una su tutte quella di Nuovo Imaie che ha nella sua mission la riscossione dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori e che ha messo a disposizione dall’8 giugno un fondo di 15 milioni di euro ricavato da alcuni diritti che la legge assegna agli artisti per attività di sostegno e formazione: per chi ha sofferto l’azzeramento o la diminuzione  del proprio reddito, una sorta di “Legge-Bacchelli” con effetto temporaneo succedanea ai sostegni delle pubbliche Istituzioni.

Il ripensare ad eventi con dinamiche diverse è una sfida che porta il proprio fascino perché mettere in discussione un sistema che aveva portato in precedenza a uno sfruttamento totalmente incentrato sul denaro e tentare di tornare alla passione e alla formazione rappresenta davvero una grande sfida da vincere in ogni comparto del settore moda-spettacolo così come in altri .

Ad esempio uno dei brand più importanti della moda internazionale, Gucci, da sempre grande creatore di eventi, ha annunciato di voler fare a meno delle sfilate e delle stagioni. La  dichiarazione di Alessandro Michele, direttore della casa di moda, di abbandonare sigle come spring- summer, fall- winter, sigle impersonali di cui avevamo smarrito il senso come la politica di marketing che ricorda quello del clickbaiting o del ciclo infinito delle breaking news del giornalismo.

Fermare un ciclo per costruire qualcosa di realmente sostenibile.

Spiega bene Stefano Bottura, co-fondatore di Rockit e del MI AMI Festival: “A queste condizioni sarà impossibile fare eventi sostenibili da un punto di vista economico. Detto questo, concerti ed eventi ci saranno comunque, perché la passione e la voglia sono troppo forti, e vanno sempre oltre il discorso economico, come da sempre può raccontare chi organizza eventi in perdita o senza guadagnarci nulla”. Infine, un omaggio doveroso, oltre agli artisti scomparsi a causa del COVID-19 come l’attrice Lucia Bosè, il jazzista Ellis Marsalis, il sax Manu Dibango e tanti altri, al grande maestro Ezio Bosso, scomparso recentemente: “Il tempo è un pozzo nero. E la magia che abbiamo in mano noi musicisti è quella di stare nel tempo, di dilatare il tempo, di rubare il tempo. E la musica, tra le tante cose belle che offre, ha la caratteristica di essere non un prodotto commerciale, ma tempo condiviso. E, quindi, in questo senso, il tempo come noi lo intendiamo non esiste più”.