Didattica a distanza: una scialuppa abbastanza malfunzionante

di Giuseppe Pio Raho

Quella sulla didattica a distanza è una discussione che continua ormai da mesi, tra chi la prende come un’impresa colossale compiuta

da parte del Ministro Azzolina e chi invece la considera una scialuppa di salvataggio senza un motore.

L’allegoria della scialuppa credo rappresenti perfettamente quello che è stato questo percorso per studenti e docenti. Partendo dal giorno 0, dal 4 Marzo, vorrei fare un piccolo recap di ciò che è successo.

4 Marzo: la nave “Scuola” deve essere evacuata per via di un problema sanitario, il Covid-19, che rende impossibile mantenere le condizioni di sicurezza necessarie, tutti gli alunni e i docenti si dirigono allora sulle scialuppe, ovvero le classi virtuali su Google Meet. Ciò non accade tuttavia nell’immediato: i docenti, infatti, non hanno la minima idea di come funzioni questo sistema.

Inizialmente le cose non non sono andate molto bene: i professori più volenterosi si sono cimentati immediatamente nell’effettuare le videolezioni, alcuni di essi hanno recuperato addirittura le ore perse nei giorni scorsi per via della mancata conoscenza della nuova piattaforma (nuova si fa per dire, poiché molti professori negli anni scorsi effettuarono dei corsi specifici per imparare a usare piattaforme per la didattica a distanza, ma evidentemente l’attenzione nel seguire questi corsi non fu abbastanza meticolosa).  Tuttavia, oltre ai professori con la P maiuscola che si sono dedicati fin da subito ai propri alunni, buona parte del corpo docenti restante è rimasto dormiente fino all’arrivo di un obbligo scritto, perdendo tempo prezioso e dimostrando che all’interno della scuola italiana, come tutto ciò che viene gestito da un apparato pubblico, vi è una parte volenterosa di lavoratori che viene infangata dalla parte peggiore che non ha voglia di fare molto.

Ecco però che le scialuppe sono finalmente partite, dopo qualche settimana sono arrivate tutte le linee guida necessarie e si è potuti navigare a pieno regime; peccato però che non tutti hanno avuto il lusso di salire a bordo.

In ogni classe si può certamente contare qualcuno che per problemi di internet, di audio o di video non si è potuto collegare e non si può collegare ancora oggi: questa disparità è alla base del fallimento della didattica a distanza e alle fondamenta del mio ragionamento che mi porta avanti di qualche mese: come ripartire a Settembre?

Secondo le linee guida si ripartirà con mascherine, distanze, classi e orari ridotti, ma tutto ciò è davvero possibile? Sarò pessimista ma non credo proprio, almeno nella condizione in cui mi trovo io personalmente. Nella mia aula, molto stretta, a stento riuscivamo a stare tutte e 30 le persone che la componevano, questo perché ad oggi in Italia esistono molte classi pollaio e la mia è una di queste: una classe numerosissima ospitata in un’aula molto piccola. Per cui una delle domande che mi pongo alla luce di queste linee guida è come e soprattutto dove saranno disposte le classi: negli spazi aperti a Dicembre con la neve oppure nella palestra e nei laboratori con la necessità del doppio dei docenti? Domande alle quali non trovo ancora risposte, ma che attendo, come i miei compagni e professori, con un largo anticipo rispetto alla data di riaperture delle scuole: anche questa, ancora tutta da scoprire.